Trillargento

Tutto origina da Fosco Maraini, antropologo, etnologo, alpinista, fotografo e poeta toscano, che parlava 12 lingue e aveva girato il mondo per mari e per monti... ci ha lasciato in eredità un bellissimo libro di poesie dal titolo ‘Gnósi delle fánfole’: poesie - come diceva lui – metasemantiche, strutturate e scritte come vere poesie, con titoli di senso compiuto, ma trapuntate di parole inventate (ma estremamente studiate) di modo che ogni lettore potesse dare la sua personale interpretazione ad ogni parola e quindi ad ogni poesia!

 

Per Fosco le parole erano come "caramelle di suono" e per descrivere certe immagini le parole comuni non bastavano... bisognava inventarle!

 

Siamo rimasti affascinati e abbiamo trovato la "caramella di suono" che faceva per la nostra orchestra e per il coro mani bianche: Trillargento.

 

Per Maraini Trillargento é gioia, gaiezza che se diventa più grande raggiunge lo stato di "trilloro"! Per noi trilla di campanelle, suono dell'argento vivo dei bimbi, richiama un po' anche i trilli genovesi ma soprattutto i bambini e la loro scoppiettante energia e ci ricorda quanto sia prezioso questo progetto. 

E naturalmente a Trillargento coro e orchestra non poteva mancare un logo capace di rappresentarne l'anima. A questo ha pensato un grande amico, Matteo Sala, che ancora una volta ci ha regalato la sua creatività e professionalità per dare al nostro progetto musicale un'immagine coordinata ed elegante, personalizzando una famosa opera di Banksy raffigurata sul muro di separazione tra Israele e Palestina... un'immagine che già al primo sguardo è capace di descrivere l'essenza profonda del nostro progetto... la musica fatta con i bambini e la sua capacità di sollevare in alto, di superare barriere, di far volare lontano.

 

Grazie davvero, Matteo, e grazie a tutti coloro che ci hanno accompagnato in questi anni permettendoci di arrivare a questo traguardo che per noi è un po' il realizzarsi di un sogno.

E gnacche alla formica

 

Io t'amo o pia cicala e un trillargento

ci spàffera nel cuor la tua canzona.

Canta cicala frìnfera nel vento:

E gnacche alla formica ammucchiarona!

 

Che vuole la formica con quell'umbe

da mòghera burbiosa? E'vero,arzìa

per tutto il giorno,e tràmiga e cucumbe

col capo chino in mogna micrargìa.

 

Verra' l'inverno si, verra'il mordese

verranno tante gosce aggramerine,

ma intanto il sole schìcchera gigliese

e sgnèllida tra cròndale velvine.

 

Canta cicala,càntera il manfrore,

il mezzogiorno zàmpiga e leona.

Canta cicala in zìlleri d'amore:

 

 

E gnacche alla formica ammucchiarona!